-Quanto sono concrete e scientificamente provate le teorie e le posizioni sostenute dai vegani?
–L’uomo può fare a meno, nella sua alimentazione, della carne?
-Gli allevamenti intensivi tutelano il benessere degli animali?
-Anche un’alimentazione vegana causa la morte di animali?
A queste domande risponde Juan Pascual, medico veterinario specializzato in benessere animale e divulgatore. Lo fa nel suo volume “Perché essere onnivori – Per la vostra salute e quella del pianeta” (Edizioni Lswr).
Il libro:
– esplora la natura onnivora degli esseri umani
– espone una serie di argomentazioni e di prove scientifiche volte a confutare le teorie alla base dell’obiezione al consumo di carne e delle sue conseguenze ambientali
– fornisce dati chiari e scientificamente validi
– presenta informazioni molto rilevanti e ben documentate per comprendere l’importanza del difendere l’allevamento animale.
Perché essere onnivori?
“Nel corso della nostra evoluzione, noi esseri umani abbiamo mangiato grandi quantità di carne, quando ne abbiamo avuto l’opportunità. La carne era così importante che le prime pitture rupestri raffigurano scene di caccia e gli animali che venivano predati. E in effetti, i paleontologi oggi concordano sul fatto che il consumo di carne è ciò che ci ha resi esseri umani – spiega l’autore – Questo perché la ricchezza nutrizionale e la densità energetica della carne hanno portato alla riduzione delle dimensioni dell’intestino e, allo stesso tempo, all’aumento delle dimensioni del cervello. Dunque, è per via della carne che l’Homo Sapiens si è evoluto in ciò che è oggi”.
È veramente difficile smettere di consumare carne e alimenti di origine animale
Non sorprende quindi che sia difficile rinunciare agli alimenti di origine animale. Infatti, l’84% delle persone che abbracciano uno stile di vita vegetariano lo abbandona.
Le ragioni sono varie: dalle difficoltà di attuazione della dieta, al deterioramento della salute, che è il motivo dichiarato più frequentemente.
“Un numero non trascurabile di persone, infatti, dichiara di aver deciso di abbandonare il veganismo perché sente la necessità di consumare prodotti animali e confessa di non sentirsi bene o di non sentirsi nutrito da pasti privi di prodotti animali” continua l’autore.
“Per loro stessa ammissione, in molti casi accusano anche un peggioramento della salute e si vedono costretti ad assumere integratori vitaminici (soprattutto vitamine del gruppo B) come sostituti delle vitamine che in natura si trovano solo nei prodotti di origine animale”.
Dover assumere integratori di vitamine e minerali regolarmente è impegnativo, così come lo è la necessità di sottoporsi a esami periodici per verificare se vi sia una diminuzione di questi elementi essenziali nell’organismo.
Allevamenti intensivi e benessere animale
In realtà, gli allevamenti intensivi e industriali possono offrire agli animali alti livelli di benessere, come è stato dimostrato da numerosi studi. Di fatto, quando si verificano epidemie nella fauna selvatica, la salute degli animali negli allevamenti estensivi con accesso all’esterno può risentirne, perché il contagio è più probabile.
Un esempio paradigmatico è l’influenza aviaria, comune fra gli uccelli migratori selvatici: quando si verifica, i volatili degli allevamenti estensivi devono essere alloggiati al chiuso, senza poter uscire, per evitare che vengano contagiati.
Possiamo pertanto concludere che vivere allo stato brado non evita la sofferenza e che, sebbene i metodi di allevamento possano causare disagi e non garantire il benessere perfetto, assicurano agli animali nutrimento, protezione dai predatori e riparo.
Inoltre, in Europa e in altri Paesi, la legislazione li protegge e tutela il loro benessere, e ricevono cure veterinarie che ci hanno permesso di eradicare o contenere alcune malattie importanti che colpivano anche gli animali selvatici.
La produzione alimentare ha comunque, come sua conseguenza inevitabile, la morte degli animali.
È inevitabile che alcuni animali muoiano, indipendentemente dalla dieta che scegliamo. Perfino seguendo una dieta vegana rigorosa, non è possibile evitare che qualche animale muoia in modo che noi possiamo nutrirci.
La produzione di vegetali richiede l’uso di pesticidi, così che i raccolti non vengano distrutti da insetti, lumache e roditori. I macchinari agricoli distruggono i nidi degli uccelli e le tane che piccoli mammiferi e rettili hanno nei campi coltivati. Il primo criterio di valutazione potrebbe quindi essere quantitativo: quale dieta genera meno morti? Come vedremo, ci sono diete onnivore che hanno un impatto nettamente inferiore rispetto a quelle vegane in termini di numero di morti.
L’autore
Juan Pascual (Barcellona, 1967) si è laureato in medicina veterinaria all’Università di Saragozza e ha conseguito un Executive MBA presso l’Instituto de Empresa. Ha iniziato la propria carriera in una clinica veterinaria di campagna, per poi dedicarsi al settore della salute animale per la maggior parte della sua vita professionale. In questo ambito è stato responsabile vendite, marketing e gestionale in molti Paesi, tra cui l’Italia, la Francia, gli Stati Uniti, la Spagna e alcuni Paesi dell’America Latina. Molto attivo sui social media, divulga informazioni e contenuti sul ruolo fondamentale – e spesso sconosciuto – degli animali nella società, su temi inerenti all’allevamento, il benessere degli animali e gli animali da compagnia, così come sull’importanza dei prodotti di origine animale nell’alimentazione. Ha pubblicato numerosi articoli sul blog scientifico Naukas, su Scienceblog.com, sulla rivista culturale Jotdown.es e in varie riviste di settore.
Il libro
Perché essere onnivori – Per la vostra salute e quella del pianeta
Edizioni Lswr
Settembre 2024, 29.90 euro, 208 pagine, isbn 9791254911952